Il retroscena di Slade su Alonso e Hamilton rigurado i dati della stagione 2007

Il caso legato ai dati di telemetria tra Alonso e Hamilton, nella stagione 2007, torna a far discutere il mondo della Formula 1, quasi vent’anni dopo i fatti. A raccontarlo è Mark Slade, ingegnere di pista di Fernando Alonso durante l’unica stagione dell’asturiano con McLaren. Le rivelazioni arrivano da un’intervista al podcast di Peter Windsor, e aggiungono un tassello inedito a una delle rivalità più intense nella storia della classe regina del motorsport.

Sono passati diciannove anni da quel weekend di Budapest. La tensione tra i due piloti è esplosa pubblicamente in occasione delle qualifiche del Gran Premio d’Ungheria. Da lì in poi, McLaren non è più riuscita a gestire la situazione: i due piloti hanno chiuso il Mondiale rispettivamente al secondo e al terzo posto, e Alonso ha lasciato il team a fine stagione. Su quell’episodio, lo spagnolo ha raccontato più volte la propria versione: “Nessuno ha ascoltato la mia versione. Ho detto che non ho mai fermato nessuno. Mi hanno semplicemente dato pneumatici vecchi mentre stavo girando in qualifica”, ha dichiarato tempo dopo, in parole riportate da Marca.

Prima che tutto esplodesse a Budapest, però, il rapporto tra i due si era già incrinato, come conferma ora Slade. Attorno a Silverstone, l’ingegnere britannico — all’epoca voce radio dell’asturiano — racconta un episodio preciso: Fernando avrebbe “richiesto, o forse preteso” al muretto di limitare l’accesso di Hamilton ai propri dati di telemetria. Era convinto che il rendimento del compagno di squadra dipendesse in gran parte da quella condivisione di informazioni.

La richiesta di Alonso a McLaren

“Questo ci ricorda la situazione in cui il rapporto tra Fernando e Lewis viveva il suo momento peggiore, nel 2007. Fernando, infatti, ha chiesto — o preteso — che a Lewis non fosse permesso accedere ai suoi dati”, ha raccontato Slade nel podcast di Windsor. Quel sospetto, secondo l’ingegnere, sembrava trovare conferma nei risultati di pista alla vigilia di Silverstone: Hamilton, all’esordio assoluto nel Circus, non era mai sceso dal podio nelle prime otto gare e guidava la classifica piloti.

Secondo la ricostruzione dell’ingegnere, Alonso non si limitava a chiedere l’esclusione del compagno di squadra. Era disposto a rinunciare lui stesso ai dati della vettura gemella, così da competere in condizioni di totale parità. Una proposta che avrebbe stravolto l’intero flusso di informazioni interne al box, coinvolgendo entrambi gli ingegneri di pista e, potenzialmente, l’intera struttura tecnica della squadra.

Slade, tuttavia, non condivide affatto l’approccio scelto dal due volte campione del mondo. “Quello che avrebbe dovuto fare, a mio parere, è utilizzare quelle informazioni in modo più efficace per migliorare le proprie prestazioni. Più dati hai a disposizione come ingegnere, meglio riesci a valutare e più veloce va la squadra”, ha spiegato. “Non si tratta solo di battere il proprio compagno di squadra, ma di provare a battere anche tutte le altre vetture, ha aggiunto, ribadendo la logica competitiva che guidava le scelte del muretto.

La risposta del team e le conseguenze

McLaren ha respinto la richiesta senza troppi giri di parole. Il motivo, secondo Slade, era legato alla necessità di mantenere entrambe le vetture al massimo del potenziale. Il team, in quel momento, era in piena lotta con la Ferrari per il titolo costruttori. Limitare il flusso di dati a uno dei due lati del garage, secondo McLaren, avrebbe finito per penalizzare il rendimento complessivo della scuderia.

“Il motivo principale per cui McLaren si è rifiutata è che avevamo bisogno che entrambe le vetture fossero il più veloci possibile. Se limitiamo ciò che possiamo fare su entrambi i lati del garage, limitiamo anche il nostro rendimento generale”, ha spiegato l’ingegnere, sottolineando come la decisione riguardasse l’intera squadra, non solo i due piloti.

Per Slade, quella richiesta rifletteva un malessere più ampio vissuto da Alonso in quella stagione complicata. “Era un modo, forse un po’ maldestro, di provare a correggere quella che lui considerava una situazione ingiusta”, ha osservato l’ingegnere. Ha poi ricordato come lo spagnolo fosse pronto a spingersi oltre, chiedendo persino barriere di comunicazione tra gli ingegneri dei due box — un’ipotesi mai concretizzatasi per la ferma opposizione del team.

“Suppongo che, alla fine, avrebbe insistito anche per avere barriere di comunicazione tra gli ingegneri di pista. Questo avrebbe soltanto aperto un vero vaso di Pandora”, ha aggiunto Slade. Il rifiuto del team, ha spiegato, aveva reso evidente quanto la situazione fosse insostenibile per l’asturiano.

Alla fine dell’intervista, Windsor ha posto un’ultima domanda a Slade: gli ha chiesto se la stagione di Alonso sarebbe stata diversa con Pedro de la Rosa al posto di Hamilton. La risposta dell’ingegnere è arrivata breve ma significativa: “È molto probabile”. Slade ha chiuso così, lasciando aperto uno degli interrogativi più affascinanti di quella stagione turbolenta.