La bandiera a scacchi è probabilmente il simbolo più iconico del motorsport, tanto da avere una propria emoji dedicata: bianca e nera a riquadri. Segna la fine di una sessione (prove libere, qualifiche o gara) ed è sventolata fino a che ogni vettura non l’ha vista.

Il significato della bandiera a scacchi, secondo le regole

Anche la bandiera a scacchi rientra tra quelle disciplinate dall’Appendice H del Codice Sportivo Internazionale FIA. Ne fissa dimensioni leggermente superiori rispetto alle altre bandiere (fino a 80×100 centimetri contro i 60×80 standard), proprio per la sua importanza. Il principio alla base è semplice ma assoluto: transitare sotto (o davanti a) la bandiera a scacchi significa, a tutti gli effetti, che la sessione è conclusa.

Questo, anche quando la bandiera viene esposta per errore. È successo più volte nella storia, come al GP del Canada 2018, quando fu mostrata con un giro di anticipo. Nonostante i piloti fossero stati avvisati via radio dell’errore, la sessione si è comunque considerata terminata al passaggio sotto quella bandiera. La segnalazione fisica prevale su qualunque comunicazione radio o pannello elettronico.

Le sue applicazioni nelle diverse categorie

Il significato di base è identico in tutte le categorie, dalla Formula 1 al WEC, dalla Formula E ai campionati Junior e GT, perché discende dallo stesso Codice Sportivo Internazionale.

Cambiano invece alcune procedure successive: nei circuiti che prevedono il parco chiuso, a esempio, i piloti devono completare un giro di rientro a velocità ridotta senza fermarsi lungo il percorso, mentre nell’Endurance, dove il traguardo può essere tagliato da decine di vetture a intervalli di ore, come nella 24 Ore di Le Mans, la gestione del post-gara e delle classifiche segue logiche più articolate, che approfondiremo in un articolo dedicato.