Nelle corse endurance, dove i tracciati sono spesso molto lunghi e più classi di vetture condividono la pista con differenze di velocità marcate, gestire un incidente o un intervento dei commissari con le sole bandiere gialle di zona sarebbe rischioso. Un pilota potrebbe non rendersi conto in tempo dell’estensione del pericolo prima di raggiungerlo. Per questo il WEC, l’European Le Mans Series e l’IMSA utilizzano il Full Course Yellow (FCY). Si tratta di una procedura che neutralizza l’intero circuito imponendo a tutte le vetture la stessa velocità ridotta. Ciò, senza però immobilizzare la gara come farebbe una Safety Car fisica.

Come funziona in pista

Quando viene dichiarato l’FCY, il messaggio compare sui pannelli di segnalazione lungo il tracciato, e sul sistema di marshalling a bordo di ogni vettura. Da quel momento tutte le auto devono ridurre la velocità a un valore massimo fissato dal regolamento (nel WEC, 80 km/h). C’è una piccola tolleranza tecnica concessa dal sistema di rilevamento elettronico che confronta in tempo reale la velocità della vettura con il limite imposto. È vietato qualunque sorpasso, salvo i casi previsti dal regolamento (ad esempio una vettura che sta chiaramente rallentando per un problema). I piloti sono tenuti a mantenere le distanze e a essere pronti a fermarsi in caso di ostacolo improvviso.

Full Course Yellow e Slow Zone: la differenza con la FCY

A differenza della Virtual Safety Car di Formula 1, che si applica sempre e comunque all’intero circuito, l’endurance dispone di uno strumento più chirurgico: la Slow Zone, nota anche come Code 60. Quando il pericolo è circoscritto a un singolo tratto del tracciato e non richiede di rallentare l’intera pista. La direzione gara può limitarsi a istituire una Slow Zone. Si impone solo in quella porzione di percorso, delimitata da appositi pannelli di inizio e fine zona, con un limite di velocità fisso di 60 km/h. Il resto del circuito continua invece a essere percorso a ritmo di gara. Questa soluzione, pensata soprattutto per gare lunghissime come la 24 Ore di Le Mans, riduce l’impatto sulla corsa rispetto a un FCY totale.

Le sanzioni per chi non rispetta i limiti

Il rispetto del limite di velocità, sia in FCY che in Slow Zone, viene verificato dai sistemi elettronici di cronometraggio e trasmesso alla direzione gara. Il mancato rispetto del limite, un sorpasso irregolare o un comportamento scorretto durante la neutralizzazione vengono sanzionati dagli steward. Possono venire imposte penalità in tempo o un passaggio dalla corsia dei box (drive-through o stop-and-go). La penalità resta “in sospeso” e va servita solo a gara ripartita.

La differenza rispetto a Virtual Safety Car e Safety Car

Il Full Course Yellow nasce e viene utilizzato nel contesto delle corse endurance, dove il numero di vetture in pista, le diverse classi e le lunghe distanze rendono più efficiente una procedura gestita elettronicamente piuttosto che il dispiegamento fisico di un’auto di sicurezza per ogni intervento minore. Concettualmente è simile alla Virtual Safety Car della Formula 1, perché in entrambi i casi non c’è un’auto reale davanti al gruppo e la velocità viene controllata elettronicamente; la differenza principale sta nella granularità delle procedure disponibili nell’endurance, con la Slow Zone/Code 60 come opzione intermedia assente in F1. Quando invece il pericolo è troppo grave per essere gestito a distanza, anche nell’endurance si ricorre alla Safety Car fisica, che raggruppa le vetture dietro di sé fino al termine dell’intervento, con un impatto sulla gara più marcato rispetto a FCY e Slow Zone.