Un bilancio d’oro macchiato dalle sanzioni

Il bilancio recente delle quattro penalità rimediate da Hamilton si intreccia con numeri da protagonista assoluto. Il pilota della Ferrari ha conquistato una vittoria, la prima della Scuderia dopo 34 Gran Premi. Ha ottenuto anche una pole position nella Sprint. Con 169 punti, occupa il secondo posto in classifica iridata dopo undici gare: un piazzamento che conferma la sua stagione di alto livello, nonostante le difficoltà recenti.

Eppure, nelle ultime tre gare sono arrivate quattro sanzioni, un numero che stona con un campionato altrimenti solido. Trattandosi di un pilota con sette titoli mondiali alle spalle, il dibattito tra gli appassionati si è acceso in fretta. In questo periodo mi danno penalità ogni volta che possono, ha commentato con evidente frustrazione dopo il Gran Premio d’Ungheria. Analizzando però i singoli episodi, non emerge alcun accanimento nei suoi confronti. Si tratta, piuttosto, di situazioni diverse tra loro, alcune sfortunate, altre semplicemente frutto di margini di errore quasi nulli, come spesso accade ai vertici del campionato di Formula 1.

Silverstone: la sbavatura alla partenza

A Silverstone, la direzione gara ha sanzionato Hamilton con 5 secondi di penalità per una partenza anticipata. La monoposto si è mossa leggermente prima dello spegnimento dei semafori, per poi arrestarsi di nuovo, un movimento minimo ma sufficiente a far scattare la segnalazione dei commissari. Il campione ha accettato la propria responsabilità. Ha però sollevato anche il tema dell’incoerenza nell’applicazione delle norme, ricordando episodi simili non puniti in passato e chiedendo maggiore uniformità nei criteri di giudizio.

La Fia ha promesso una revisione del criterio per il futuro. Tuttavia, l’infrazione tecnica resta oggettiva: è stata una sbavatura minima allo start, ininfluente sul risultato finale, ma comunque una violazione da sanzionare secondo regolamento. Un dettaglio che dimostra quanto, ai vertici della classe regina del motorsport, anche il più piccolo movimento venga passato al setaccio.

Le penalità di Hamilton in Ungheria

In Ungheria sono arrivate le altre due sanzioni, nell’arco di un solo weekend. Sabato, durante il Q3 delle qualifiche, Hamilton ha ostacolato Oscar Piastri lanciato nel proprio giro veloce, ricevendo un arretramento in griglia. L’episodio ha aperto un altro interrogativo: di chi era la responsabilità, sua o della Ferrari, che non lo aveva avvisato in tempo?

Un campione che ha appena completato il proprio giro veloce sa che alle spalle stanno arrivando gli avversari lanciati nel loro tentativo. È dunque lecito parlare di una disattenzione del pilota. D’altra parte, è prassi consolidata avvisare via radio l’arrivo di altre vetture, proprio per evitare sanzioni di questo tipo: una mancanza, quindi, anche del muretto box. Hamilton non ha cercato scuse. Mi assumo la responsabilità, avrei dovuto guardare negli specchietti, ha dichiarato, pur segnalando un ritardo nella comunicazione con il proprio ingegnere di pista.

Durante la gara è arrivato l’ultimo episodio: una nuova sanzione di 5 secondi per aver superato di appena 0,1 km/h il limite di velocità in pit lane. Fred Vasseur ha spiegato che il pilota aveva disattivato il limitatore un istante prima del consentito, un errore di pochi millesimi. La penalità gli è costata la posizione a vantaggio del compagno di squadra Charles Leclerc, complicando ulteriormente il weekend ungherese.

Nessun accanimento, solo margini strettissimi

Analizzando l’insieme degli episodi, non emerge alcun complotto contro il campione. Piuttosto, si tratta di piccole sbavature d’esecuzione e di qualche incomprensione con il box. Sono tutte situazioni legittimamente sanzionabili secondo il regolamento sportivo, per quanto in alcuni casi, come a Silverstone, resti spazio per un legittimo dibattito.

La Formula 1 resta un campionato dove si corre sul filo dei millesimi. Ogni procedura, dalla partenza al pit stop, va eseguita alla perfezione. Anche un pilota del calibro di Hamilton, quindi, non può permettersi distrazioni: il Circus non perdona nemmeno il più piccolo errore, chiunque sia al volante.