Ayrton Senna cerca la svolta dopo un 1992 deludente
La stagione 1992 di Ayrton Senna si era conclusa in modo mediocre, ma il pilota era pronto a trovare una svolta decisiva: tra le diverse opzioni, anche la Indycar. Nigel Mansell aveva conquistato il mondiale e la McLaren non era più all’altezza della Williams FW14 disegnata da Adrian Newey. Oltretutto per la stagione 1993, dopo un anno sabbatico, rientrava nel “Circus” anche Alain Prost, proprio nella scuderia di Sir Frank.
Il contratto di Senna con la McLaren era in bilico. La Honda, con la fine del 1992, aveva concluso la sua collaborazione con il team inglese di Woking, totalizzando quattro titoli piloti e costruttori tra il 1988 e il 1991. Nello specifico, tre con Ayrton Senna e uno con Alain Prost. Ma il futuro, per il brasiliano, era più incerto che mai.
Durante un’intervista, infatti, la leggenda brasiliana affermò: “Ho la mente libera in questo momento, valuto tutte le possibilità per il mio futuro. Non sono sotto contratto con alcun team, non ho preso impegni con nessuno. Sto seriamente considerando quale sia la scelta migliore per il 1993. Tra le possibilità c’è prendermi un anno sabbatico, come c’è il passaggio in IndyCar“.
Senna è atteso a Phoenix
A questo punto il tre volte Campione di San Paolo, grazie all’amicizia con Emerson Fittipaldi , pilota Indy e suo connazionale, si recò a Phoenix, in America, per un test con la monoposto Indycar Chevrolet del team storico di Roger Penske. Il tutto fu organizzato da John Hogan, della Marlboro Racing, che la ritenne un’occasione d’oro, considerato che il marchio di tabacchi sponsorizzava sia le vetture della Penske sia quelle della McLaren.

Per Ayrton fu una mossa per valutare eventuali alternative alla Formula 1, ma anche una strategia mirata a Ron Dennis. Infatti, proprio in quell’anno, sarebbe scaduto il contratto tra Senna e la McLaren.
Facendo ciò, il Paulista voleva spingere la scuderia a proporre una vettura competitiva per il 1993. Per la nuova stagione, però, Ron Dennis garantiva alla McLaren il motore V8 Ford, che di certo non aveva la potenza necessaria per contrastare la Williams spinta dal V10 Renault.
Il brasiliano sale per la prima volta su una Indycar
Il 20 dicembre 1992, Ayrton Senna salì nell’abitacolo della IndyCar Penske PC-21. Molto più pesante e lenta delle Formula 1 e, soprattutto, senza alcun dispositivo elettronico. Aspetto che, già allora, aveva un ruolo importante nelle prestazioni, aumentando il livello della performance.
Ayrton dovette fare “un passo indietro” per riuscire a maneggiare una leva tradizionale del cambio, e guidare così una monoposto spinta da un propulsore turbo. Quest’ultimo, utilizzato per l’ultima volta in Formula 1 durante la stagione 1988.

Nonostante ciò, come era prevedibile, il Paulista si abituò presto e, dopo alcuni lievi aggiustamenti all’assetto, riuscì a girare con tempi di tre decimi di secondo più veloci rispetto ai riferimenti cronometrici stabiliti in precedenza da Fittipaldi. Senna effettuò 14 giri e rientrò ai box dopo aver segnato il miglior tempo in 49,5.
Uscito di nuovo in pista, Ayrton risultò ancora molto veloce, abbassando il crono fino a 49,09 secondi. Emerson segnò 49,7 secondi con la stessa vettura.
Rientrato ai box disse: “la ringrazio molto. Ho imparato quello che avevo bisogno di sapere. In Formula 1 stiamo iniziando a gareggiare contro i computer piuttosto che contro i piloti. È fantastico, posso guidare di nuovo“.

Nonostante i risultati e l’entusiasmo di Senna, quel test non avrebbe portato ad alcuna conclusione. Successivamente, per il 1993, Ayrton si mise a disposizione della McLaren, firmando un contratto da un milione di dollari a gara. Un qualcosa che lo ha portato ad essere il pilota più pagato di quella stagione.


