Monaco è un circuito che divide: tra chi ama la sua storia e chi odia la sua noia. Il Madring, invece, ha messo d’accordo tutti: un grande NO. Ma, ne avevamo davvero bisogno?

Le gare di una stagione sono ormai fissate a 24, salvo imprevisti. Contando le 52 settimane di un anno solare, viene facile il calcolo: quasi la metà sono occupate da un Gran Premio. Se pensiamo ai circuiti presenti in tutto il mondo, fatichiamo a nominarli tutti. Eppure si continua a costruirne di nuovi, quando gli storici sarebbero già, di loro, perfetti. Il caso più recente, e che non riusciamo a spiegarci, è quello del Madring. Un circuito difficile, stretto, pericoloso, che non ha nulla da invidiare a… Monaco. Anzi, sì, una cosa gli invidia: i sorpassi. Dieci per Monte-Carlo, quattro per Madrid. Era difficile fare di peggio.

La verità è che qualche settimana fa abbiamo abbandonato Zandvoort, l’anno scorso Imola (salvo recupero Abu Dhabi), Spa sarà a rotazione. E lo abbiamo fatto per ospitare un circuito che di emozionante ha solo la probabilità elevata di bandiera rossa. Lo avete visto Leclerc (e pure Gasly), ha puntato tutto su quello. Pazzesco. E quindi la domanda sorge spontanea. C’era davvero bisogno di questo nuovo tracciato?

Madring sì, Kyalami no: la logica del calendario

Quanti di voi stanno chiedendo da anni il ritorno di Kyalami? Penso molti, anche se i poveri nati dopo il ’93 non hanno alcun modo di ricordarlo. Nonostante ogni anno si parli di riportarlo in Formula 1, la cosa non si è mai fatta. Perché? Il calendario è già iper congestionato e negli ultimi anni si è preferito dare spazio allo spettacolo con circuiti come Jeddah, Miami, Las Vegas e Madring. A voi piacciono? Neanche a noi, ma alle casse della Formula 1 piacciono tantissimo.

Oppure Imola. L’anno scorso gara incredibile. E qui lascio un secondo le veci di giornalista e prendo quelle di tifosa: dalla Rivazza, nel 2025, mi sono divertita come una matta. Gli organizzatori, tra cui l’ormai ex Assessora all’Autodromo, Elena Penazzi, che ho avuto più volte il piacere di intervistare, hanno sempre dato tutto per quell’evento. E si aspettavano anche un aiuto, promesso dalla FIA, per quel GP saltato nel 2023 causa alluvione. Ma alla Federazione non è mai interessato.

Tornando a noi, un’altra eresia è quella di vedere un circuito di quelli storici (che di più poco si trova) come Spa-Francorchamps, dover ruotare nel Circus perché non c’è più abbastanza spazio. E per lasciarne uno a circuiti cittadini che nessuno ama, stretti, dove non si supera, dove l’emozione sta nel vedere incidenti e non dei sorpassi, ma dove la gente spende il doppio del denaro per andare.

Ancora altri?

Adesso si parla di Rwanda, c’è il nuovo in Arabia Saudita, ecc… Ma è davvero necessario? Qui trovate la lista di tutti i circuiti approvati per l’uso in Formula 1. Vi diciamo solo che ben 15 non sono usati nella Classe Regina e che uno lo vedremo questa stagione solo per sostituire il Bahrain, quindi diventerebbero 16. Per noi la risposta è chiara: non ci serve costruire qualcosa di nuovo, abbiamo già talmente tanti circuiti (e configurazioni! guardatele tutte) che potrebbero coprire praticamente un anno solare.

Se proprio proprio FIA, FOM, Domenicali e compagnia bella vogliono costruirne uno, che lo facciano con criterio e non come per il Madring. Avevano tutto lo spazio del mondo a disposizione e hanno comunque scelto di costruirlo in quel modo: senza punti di sorpasso. Qui non hai il problema di Monaco: è un cittadino storico, sottolineiamo storico, dove spazio non c’è. Li ne avevi in quantità industriale invece. Non hai avuto poco spazio, hai voluto tu progettarlo male. E quelle tre modifiche del 2027? Chissà, magari aiuteranno, ma il progetto è nato male e non sapremmo dire quanto davvero possa migliorare.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale… no, non ne avevamo proprio bisogno di questo Madring.