Perché lo stile di guida di Kimi Antonelli funziona bene per la Formula 1 di quest’anno

Lo stile di guida di Andrea Kimi Antonelli si adatta perfettamente alle caratteristiche delle monoposto di questa nuova era tecnica della Formula 1. Il pilota italiano ha impressionato fin dall’inizio con la sua velocità, riuscendo a prendersi la leadership del campionato piloti con sei vittorie e sei pole position.

Lo scorso anno nel circuito di Spa-Francorchamps, Antonelli, ha affrontato uno dei suoi weekend più difficili. Con la vittoria di quest’anno è riuscito a rivendicare quel fine settimana, dirigendosi nella pausa estiva matematicamente come leader del campionato. Il GP del Belgio dimostra come il pilota Mercedes, che l’anno scorso ha lottato contro una configurazione ai freni che non gli ha dato abbastanza fiducia, sia cresciuto in questi 12 mesi. Possiamo notare come il suo stile di guida unito al suo talento sia adatto a queste nuove monoposto.

La differenza con il vecchio ciclo tecnico

Per comprendere meglio, dobbiamo guardare indietro alla scorsa stagione. Le monoposto erano stabili ma imprevedibili e per questo lo sviluppo delle ali flessibili, progettate per migliorare stabilità e equilibri attraverso le curve, è diventato un elemento critico dello sviluppo tecnico. Nel momento in cui l’equilibro è stato perso, le vetture a effetto suolo erano inaffidabili. Pertanto, nel corso degli anni i piloti hanno spesso fatto notare la difficoltà di recuperare il controllo della proprio vettura una volta superato il limite.

Dal passaggio da pneumatici da 13 pollici a quelli da 18, l’altezza ridotta ha comportato una superficie di contatto più piccola, mettendo in difficoltà alcuni piloti. Poiché non erano in grado di affrontare l’ingresso in curva come avrebbero voluto, hanno dovuto adattare alcuni aspetti al loro stile di guida.

Pirelli ha cercato di limitare questo effetto, ma si è rivelata una conseguenza inevitabile. “Se immaginiamo la rotazione dello pneumatico nella direzione longitudinale, vedremo che la lunghezza dell’area di contatto è minore. Quindi, con quest’area più ridotta, il passaggio tra l’aderenza e poi la perdita diventa più improvviso, ha dichiarato il rappresentante del settore motorsport di Pirelli, Dario Marrafuschi. “Comprendiamo i commenti dei piloti e ci si aspettava che queste difficoltà si sarebbero presentate.

Il nuovo regolamento

Per spiegare perché questi elementi sono importanti quest’anno, bisogna analizzare cosa è cambiato. In questa stagione, i team hanno scoperto che la gestione della fase combinata è più complessa, in quanto gli pneumatici sono più stretti al fine di ridurre la resistenza aerodinamica a causa delle nuove regole. Avere più carico frontale aiuta, ma rimane difficile da gestire“La fase di ingresso in curva quando si frena e si sterza contemporaneamente è delicata ed è difficile evitare il bloccaggio delle ruote. Quando non hai bloccaggio anteriore, potresti avere instabilità”, ha dichiarato Andrea Stella a Monaco.

Tuttavia, occorre considerare un altro elemento, ovvero il comportamento del retrotreno. Queste nuove monoposto presentano la parte posteriore più instabile, ma per i piloti sono più prevedibili e questo consente di gestire meglio il bilanciamento generale. Non è una coincidenza che, fin dal primo giorno di questo nuovo ciclo tecnico, i piloti abbiano evidenziato che le vetture del 2026 sono aerodinamicamente più semplici da guidare.

“Per reagire alla difficoltà di leggere la vettura all’ingresso in curva, alcuni preferiscono portare al limite le mescole all’inizio della curva”, afferma Marrafuschi. “In realtà ‘andare dritta’ significa stabilizzare maggiormente la parte posteriore mentre quella anteriore acquisisce aderenza. Questo stile di guida, che comporta un sovraccarico eccessivo, si riflette sull’usura degli pneumatici e delle temperature”.

Lo stile di guida di Antonelli

Il tratto distintivo dello stile di guida del pilota diciannovenne è l’approccio aggressivo, caratterizzato dall’accorciamento del raggio della curva. Questo significa che, in alcune curve, piuttosto che una rotazione fluida avviene una svolta più brusca e rapida del volante. Questo lo porta a utilizzare uno sterzo con un angolo significativo.

“È il mio stile, cerco di accorciare il raggio della curva e mi giro all’ultimo momento in maniera significativa, Il mio stile è un po’ più aggressivo”, ha dichiarato il pilota italiano a Motorsport.com. “Il modo in cui guidi cambia tra qualifica e a gara. A Barcellona ho faticato maggiormente in qualifica perché chiedevo troppo alla vettura anche a causa delle temperature elevate. È uno stile che su alcune piste aiuta, mentre in altre bisogna adattarlo a causa delle condizioni. Ogni circuito è diverso. Per esempio a Silverstone ho dovuto riadattarlo perché sono lunghe e e veloci e questo stile non aiuta”.

 Le monoposto 2026 premieranno chi attacca

La differenza tra la guida di Kimi Antonelli e del suo compagna di squadra, George Russell, si nota dalle telecamere presenti a bordo. Il pilota bolognese favorisce una guida più aggressiva adatta a quello che le vetture del 2026 hanno bisogno. Il pilota britannico, invece, privilegia uno stile più fluido. Questo approccio ha funzionato bene con le vetture a effetto suolo.

“Se confrontiamo i due piloti Mercedes, vediamo uno stile di guida diverso. È evidente con l’onboard e dal modo in cui usano il volante”, ha dichiarato Andrea Stella. “Guardando i tempi sul giro di Antonelli queste differenze provengono dal modo in cui usi le mescole. Se fosse downforce non le avresti con il compagno di squadra”.

Per ora, il modo in cui il giovane pilota guida è efficace. Secondo le analisi della squadra, per estrarre tutto il potenziale queste monoposto devono essere guidate con approccio aggressivo. Il diciannovenne sta dimostrando di poter interpretare bene i nuovi regolamenti e di poter capitalizzare su un talento che gli consente di strutturare i suoi punti di forza con tale guida.