Leclerc annuncia il rinnovo con Ferrari: notizia arrivata prima del previsto?

Il rinnovo Leclerc-Ferrari è arrivato ufficialmente il 3 giugno, a pochi giorni dal Gran Premio di Monaco e con largo anticipo su Monza. La sede che tutto il paddock considerava designata per l’annuncio. Tre mesi dopo, ospite del podcast Beyond the Grid, il monegasco ha aggiunto il dettaglio che ha riaperto il caso. Prima di firmare, qualcun altro si era fatto avanti.

Da allora la domanda gira nel paddock senza una risposta netta. Chi si era mosso davvero? E soprattutto, con quale offerta concreta sul tavolo? Incrociando i contratti delle rivali con i retroscena emersi negli ultimi mesi, però, il quadro che viene fuori è molto meno romantico di come è stato raccontato.

La clausola che ha reso possibile tutto

Per capire il valore di quelle parole bisogna tornare al gennaio 2024. Data in cui Maranello annunciò l’arrivo di Lewis Hamilton e momento in cui la Scuderia legò contemporaneamente il proprio pilota di riferimento a un accordo lungo che, sulla carta, arrivava fino al 2029 con una serie di opzioni. Dentro quel contratto, però, si è sempre ritenuto che esistesse un punto di rottura fissato al 2026.

Quella clausola aveva una funzione precisa: tutelare Leclerc nel caso in cui la Ferrari avesse sbagliato l’interpretazione del nuovo regolamento tecnico. Una rivoluzione che ha riscritto motori e aerodinamica e che nessuno sapeva prevedere con certezza. In sostanza, il monegasco si era comprato un’uscita di sicurezza contrattuale.

La stagione ha poi restituito un quadro più sfumato del previsto. La vettura si è rivelata competitiva e gli aggiornamenti hanno portato prestazioni reali. Cosa tutt’altro che scontata negli anni precedenti. Allo stesso tempo, però, la Rossa ha accumulato errori di esecuzione e ha buttato via diverse occasioni da punti pesanti. Non un disastro tecnico, quindi, ma nemmeno il salto che avrebbe reso la firma una formalità.

L’uomo che ha bussato alle porte al posto di Leclerc e ha permesso il rinnovo con la Ferrari

A Beyond the Grid, Leclerc ha spiegato di non aver trattato di persona con nessuno. A muoversi è stato Nicolas Todt, suo manager da sempre. Il compito di un agente, ha ricordato il pilota, è dargli il quadro completo di ciò che accade nel paddock e delle occasioni disponibili. Poi la chiusura. Le opportunità c’erano ma, alla fine, l’accordo con la Ferrari si è chiuso in fretta.

Todt però non è un procuratore qualunque dentro Maranello. Figlio di Jean, che guidò la Ferrari dell’era Schumacher prima di dieci anni alla presidenza FIA, ha gestito la carriera di Felipe Massa e cura tuttora gli interessi di James Calado, vincitore a Le Mans con il Cavallino. Soprattutto, ha ascolto ai piani altissimi dell’azienda. Ben oltre il muretto.

Importante è anche il legame personale con il team principal. Todt e Frédéric Vasseur, infatti, fondarono insieme l’ART Grand Prix oltre vent’anni fa e, secondo Motorsport.com, quel canale pesò sull’uscita di Mattia Binotto e sull’arrivo del francese nel gennaio 2023. La stessa testata collega alla rete di rapporti del manager anche la rimozione, comunicata in modo curioso, di Xavier Marcos dal ruolo di ingegnere di pista del monegasco nel 2024. Ecco perché un trasferimento altrove costerebbe a Leclerc più di quanto sembri. Quell’influenza interna non si trasferisce insieme al casco.

Perché il rinnovo con la Ferrari, Leclerc non ha avuto rivali

Il nodo vero della questione, tuttavia, resta un altro. Cosa esisteva davvero sul mercato nel momento in cui la clausola si è aperta? Guardando i contratti della concorrenza, la risposta è poco o niente di concreto.

In McLaren, Norris e Piastri hanno entrambi accordi pluriennali oltre il 2026, con clausole di rottura riportate ma mai sfiorate da nessuna delle due parti. Il campione del mondo in carica, ha poi allungato fino al 2030 nel fine settimana di Monza, con opzione per andare ancora oltre. Woking, insomma, non cercava niente.

In Mercedes la porta era ancora più blindata. George Russell ha un’estensione per il 2027 legata al raggiungimento di alcuni obiettivi di rendimento. Condizioni che ha soddisfatto con ampio margine. Kimi Antonelli, invece, comanda il mondiale piloti dopo un avvio devastante, culminato nella vittoria di Montecarlo proprio nel fine settimana successivo all’annuncio ferrarista. Difficile immaginare quindi Brackley disposta a smontare una coppia del genere.

Restava un margine teorico, ed è l’aspetto più interessante della vicenda. A giugno Max Verstappen non aveva ancora sciolto la riserva sul proprio futuro e il suo entourage aveva parlato con la McLaren. Il prolungamento con la Red Bull fino al 2030 è arrivato a sorpresa solo ad agosto, alla vigilia del Gran Premio d’Olanda. Se una casella di vertice doveva liberarsi, sarebbe stata quella. Leclerc non ha aspettato di scoprirlo.

Aston Martin, l’unica porta davvero aperta

Una squadra che si è mossa sul serio, in realtà, c’era. Secondo le indiscrezioni riportate da Leo Turrini, l’entourage del monegasco sarebbe stato avvicinato più volte da Silverstone attraverso Todt, in vista del 2027, sfruttando proprio le clausole d’uscita del contratto firmato nel 2024. Il pacchetto messo sul piatto non era banale, con Adrian Newey al vertice tecnico, la power unit Honda e le nuove strutture appena completate.

Il corteggiamento, però, si è spento in fretta. Leclerc avrebbe fatto rapidamente un passo indietro dopo aver percepito alcune incertezze nel progetto, una sensazione che i fatti hanno confermato. Il 2026 di Aston Martin è, attualmente, un disastro tecnico e oggi la squadra verde chiude la classifica costruttori con tre punti. Il tutto con Lance Stroll ancora fermo a zero.

Il quadro, quindi, si legge in un modo solo. Le altre opportunità esistevano come sondaggi, non come sedili liberi. Todt non stava costruendo un’asta, stava misurando il valore del suo assistito per farlo pesare dentro Maranello. Non fuori. Lo stesso Turrini, del resto, ha ricordato che un buon agente ha il dovere di valutare ogni opzione nell’interesse del proprio cliente. Valutare, però, non significa avere un’alternativa migliore in mano.

Cosa ha ottenuto e cosa ha lasciato sul tavolo

Il rinnovo Leclerc-Ferrari si spiega proprio così. Senza rilanci esterni, non aveva senso trascinare la trattativa fino all’autunno. Secondo quanto riportato dalla stampa francese e poi ripreso in Italia, la Scuderia avrebbe esercitato l’opzione già prevista, allungando il legame fino al 2030 con le ultime due stagioni condizionate dai risultati. Durata e cifre restano indiscrezioni mai confermate da Maranello.

Il comunicato ufficiale, del resto, diceva pochissimo. La nota parlava di un accordo esteso per più anni senza indicare una scadenza e affidava il resto alle dichiarazioni di rito. “Non potrei essere più felice di continuare il percorso con Scuderia Ferrari HP”, ha affermato Leclerc. Vasseur definì il prolungamento “qualcosa di molto naturale” per la squadra.

Il punto, comunque, non erano i soldi. Diverse fonti del paddock indicavano piuttosto una richiesta di garanzie chiare sullo status, perché il monegasco voleva essere il riferimento assoluto del progetto, senza ambiguità né divisioni interne. Un’esigenza che, i mesi successivi, hanno reso attualissima.

Necessarie regole chiare

A Monza il contatto alla prima variante ha fatto esplodere il tema. Hamilton ha chiesto pubblicamente regole d’ingaggio chiare, ricordando che in Mercedes esistevano e che in Ferrari invece mancano del tutto. Vasseur ha replicato paragonando la situazione a quella vissuta dalla McLaren l’anno scorso, quando puntare tutto su un pilota solo avrebbe consegnato il titolo a Verstappen, e ha giudicato prematuro qualsiasi verdetto prima del Gran Premio d’Italia. Di conseguenza, nessuna gerarchia. Almeno per ora.

Quelle garanzie di ruolo, in altre parole, Leclerc non le ha ancora ottenute sul campo. In compenso, ha rinunciato all’unica leva che conta davvero dentro un box, ovvero la minaccia credibile di andarsene altrove. Come ha scritto il collega Roberto Chinchero, una volta chiuso nella prigione dorata di un contratto lungo, quel ricatto non è più disponibile.

I numeri completano il ritratto. Il monegasco è quinto nel mondiale con 155 punti, dietro anche al compagno di squadra, e la Ferrari insegue una Mercedes lontanissima. Alla prossima scadenza avrà superato i trent’anni e sarà un altro mercato. Un mercato ricco di altri giovani pronti a dimostrare le proprie capacità. Di opportunità, a quel punto, rischiano di arrivarne ancora meno di adesso.

Camilla Trivellato